Non regaliamo ad altri le nostre innovazioni
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Non regaliamo ad altri le nostre innovazioni

Sappiamo tutti che le PMI in Italia rappresentano la maggior parte delle imprese italiane. Forse non tutti sanno che il loro numero sfiora le 150.000, che occupano oltre quattro milioni di addetti e che generano un giro di affari che tocca qualsiasi 900 Miliardi di Euro. Le piccole imprese con addetti inferiori a 50 prevalgono sulle medie imprese che non superano i 250 addetti.

Queste cifre ci fanno riflettere su quanto siano importanti per la nostra economia le PMI. Migliorare le performance delle PMI, suggerire certe linee guida, significa incidere in modo significativo sul PIL italiano.

Ultimamente vediamo che si moltiplicano webinars che trattano ogni possibile argomento, preferibilmente orientati sul come incrementare i clienti, come fidelizzarli ed ancora su come sensibilizzare le PMI ai titoli di Proprietà Industriale.

Ora, poi, che una legge permette di inserire a bilancio i titoli di proprietà industriale con una modesta tassa da pagare (3%), molte aziende chiedono di valutare il proprio marchio, talvolta nemmeno registrato.

Un libro di Massimo Sideri, “La Sindrome di Eustachio” con sottotitolo: “Storia delle scoperte italiane dimenticate” evidenzia come gli italiani siano veramente un popolo di inventori, ma di inventori distratti e talvolta scippati delle loro invenzioni.

Tutti conoscono la clamorosa avventura di Meucci, inventore del telefono e morto povero, scippato dall’americano Bell che aveva depositato il brevetto (Meucci non aveva soldi per depositare). Meucci è stato “riabilitato” e riconosciuto inventore del telefono solo qualche anno fa, ma Bell nel frattempo ha costruito un impero finanziario!

Ma ci sono altre “dimenticanze” clamorose verso gli italiani inventori.

Gli occhiali ad esempio, la matita come la conosciamo oggi, il pianoforte: tutte invenzioni attribuite erroneamente ad altri, meno che agli italiani, veri inventori come lo dimostrano ineccepibili documenti.

La Repubblica di Venezia, che vedeva lungo e dominava il mondo allora conosciuto, fu la prima in assoluto a promulgare nel 1474 una legge che proteggesse le invenzioni e gli inventori.

Ma noi italiani continuiamo a migliorare prodotti, inventare nuovi manufatti o processi, ma poi non li proteggiamo adeguatamente. E il risultato è che il mondo ci ringrazia e copia senza problemi!

Se le aziende non vogliono vedere tramontare presto il loro vantaggio competitivo dovuto alle innovazioni che immettono sul mercato, dovranno essere coscienti che ci sono strumenti, come i brevetti, che impediscono ad altri di copiare.

Inoltre, c’è un’ulteriore interessante risvolto che è quello delle licenze che possono essere concesse ad altre aziende interessate, ad esempio all’estero, generando così un importante flusso di denaro.

Le PMI debbono essere coscienti che le spese di un brevetto tornano, e tornano moltiplicate, non fosse altro perché permettono all’innovazione di rimanere nel mercato per più tempo.

Ci auguriamo che questa sensibilità cresca sempre più: non abbiamo bisogno di aumentare l’innovazione, ma solo di valorizzarla!

 

(e.bonini@ipbonini.com)

 

 

Articolo pubblicato il 16 Maggio 2021 su veneziepost.it


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